giovedì, aprile 15, 2004




LMD / ARH -


MAHATMA


 




sarvodaya = il benessere di tutti   antyodaya = l'attenzione verso gli ultimi


shramdan = il dono del lavoro  gramsabha = le decisioni prese per consenso


gramswaraj = la capacità del villaggio di contare sulle proprie forze






PROGRAMMA ispirato da GANDHI per le SCUOLE RURALI INDIANE


"Minimo di ciò che debbono sapere e saper fare gli allievi che terminano la scuola elementare"


A . Sapersi orientare


1. Nello spazio: coll'aiuto di una mappa, ritrovare un posto preciso in città o in campagna;


2. nel tempo: calcolando il tempo necessario per percorrere una certa dìstanza ed eseguire una commissione semplice;


3. nelle dimensioni e nella quantità: contando, misurando, pensando in unità ordinarie;


4. nella istituzioni pubbliche e socìali: fare una inchiesta su di una istituzione pubblica o di utilità pubblica;


5. in tutte le forme di locomozione e di trasporto e nelle leggi ad esse relative: servire dei treni, degli autobus e dei tram,


della posta, del telegrafo e del telefono.


B. Sapersí esprimere


1. tracciando la pianta di un villaggio, di una casa, di una strada, di una fattoria, di un giardino;


2. disegnando degli oggetti semplici;


3. preparando una relazìone su ciò che si è fatto;


4. tracciando un piano di una cosa che ci si propone di fare;


5. rendendo conto di qualche cosa che è successo;


6. preparando un bilancio dettagliato;


7. cantando in coro, o da soli, canzoni semplici;


8. raccontando una storia semplice, e facendo un breve discorso


C. Per la salute:


I. saper prendere per sè e per gli altri "Le precaulzioni igieniche necessarie e saper prestare i primi soccorsi;


2. saper disinfettare, ventilare e mantenere pulita la casa e le sue vicinanze;


3. saper accomodare, spazzolare e lavare i propri vestiti;


4. in caso di epidemie e di malattie in famiglia, saper amministrare le misure preventive.


D. Per la vita pratica:


1. saper fare delle piccole riparazioni agli edifici, ai mobili, agli strumenti ed utensili casalinghi, con gli strumenti


abituali d'un falegname e di un fabbro;


2. sapersi servire del gas e della elettricità;


3. saper preparare un pasto ordinario, fare o accomodare un capo di vestiario;


4. saper smontare, pulire, rimettere insieme delle macchine semplici, tipo bicicletta ecc;


5. saper giocare i giochi nazionali più diffusi.


E. Per i campi:


1. saper curare gli anìmali domestici e le pìante;


2. saper lavorare nei campi, nell'orto, nel frutteto, secondo le proprie forze.


F. Per la scienza


1. saper osservare esattamente e sistematicamente certi fenomeni


2. saper raccogliere sistematicamente dei fatti in rapporto ad un.argomento assegnato;


3. sapersi servire di un dizionario, dì un catalogo, dei giornali, d'un calendario, di una guida;


4. saper trarre profitto da un museo, da una esposizione, da una biblioteca.


G. Per la comunità:


1. saper partecipare a una assemblea generale, dirigerla, redigere e presentare un verbale: svolgere le funzioni di membro, presidente, segretario;


2. saper svolgere, indìvidualmente e collettivamente, diversi obblighi sociali: per esempio in un consiglio comunale. in una cooperativa ecc;


3. sapersi comportare secondo le regole della cortesia e le leggi della etichetta;


4. saper organizzare e far riuscire una cerimonia sociale o religiosa: feste, fiere, riunioni ricreative;


5. saper organizzare qualcosa di istruttivo: mostre, manifesti murali, riviste, giornali, conversazioni con proiezioni.


H. Per guadagnarsi la vita:


1. saper guadagnare da 15 a 20 rupie al giorno con un lavoro manuale produttivo.


Fonte : LMD / ARH / 1 /Gandhi / scuole rurali


Documenti originali : n. 1 foglio dattiloscritto f/r


( che riporta in alto a destra , a matita : Anna )







Note web


L’ASSEFA in parole


L’ASSEFA (Association for Sarva Seva Farms, cioè Associazione per le Fattorie al Servizio di Tutti) è una organizzazione non governativa di volontariato sorta nel 1969, che ha sede in India, e che si propone di realizzare gli ideali gandhiani adattandoli alla realtà sociale, economica e ambientale di oggi.
Gli operatori ASSEFA si adoperano per aiutare le comunità di villaggio a realizzare concretamente una società in grado di contare sulle proprie forze, di stabilire autonomamente le proprie regole, di mettere a punto un sistema di non-sfruttamento per gestire le proprie attività, di trovare la propria via verso l’autosufficienza.
L’ASSEFA crede profondamente nella nonviolenza, nella possibilità di superare i conflitti in modo pacifico, ed è convinta che sia possibile - grazie all’impegno di tutti - realizzare una vita comunitaria armoniosa, che consenta di conseguire il ‘sarvodaya’, il benessere di tutti.
Per l’ASSEFA il punto di partenza dello sviluppo è l’aspetto economico: questo implica la necessità di costruire a partire dalle proprie risorse, e quindi a mobilizzare ogni surplus, anche il più modesto, allo scopo di utilizzare tali risorse nel modo più efficiente possibile. In ogni progetto, fin dalle sue prime fasi, si trova un programma di risparmi e di prestiti. Questo invito a "contare sulle proprie forze" viene indirizzato al villaggio inteso come comunità. Se tutti i membri contribuiscono, una comunità è in grado di costruire da sé il proprio sviluppo.
I programmi economici sono strettamente collegati con i programmi di sviluppo sociale - salute, casa, gestione dell’ambiente, uso delle risorse energetiche, sistemi di protezione sociale (pensioni, assicurazioni) - e con i programmi educativi (scuola primaria e secondaria, alfabetizzazione degli adulti).






L’ASSEFA non si preoccupa solo di promuovere la solidarietà nell’ambito dei singoli villaggi e tra i villaggi, ma si propone di stimolare una solidarietà internazionale. Il sostegno finanziario proveniente dall’estero viene accettato come espressione di tale solidarietà, come la ricerca condivisa di un diverso modello economico e sociale. Dal canto suo l’ASSEFA sempre più spesso offre ai propri partners l’opportunità di vivere esperienze significative in India, organizzando convegni, ospitando giovani in formazione, proponendo viaggi di conoscenza della complessa realtà dell’India, nei sui aspetti culturali, sociali, spirituali.






GANDHI E L’ISTRUZIONE: LO SCHEMA DI WARDHA






a) La centralità del lavoro manuale favorisce lo sviluppo nell’alunno di tutte le facoltà.






"Secondo Gandhi, obiettivo fondamentale delle istituzioni scolastiche non era tanto l’insegnamento di mestieri, ma lo sviluppo di tutte le potenzialità dell’alunno attraverso una attività pratica". E questo perché egli credeva che l’apprendimento infantile avvenisse principalmente attraverso "le mani e i piedi", e che quando si fosse sviluppata la capacità mentale e razionale il perno dell’apprendimento restasse sempre il corpo. Per poter essere "a misura d’uomo", un sistema scolastico avrebbe dovuto riservare un posto primario alle attività manuali, in quanto questo avrebbe permesso:






— un adeguato sviluppo fisico dell’allievo. La coordinazione dei movimenti, il controllo della propria forza e delle proprie energie, la sopportazione della fatica dipendevano da questo. Il corpo in questo modo poteva non solo irrobustirsi, ma anche crescere in salute, precondizione questa fondamentale per qualsiasi ulteriore sviluppo umano, a livello intellettivo, morale e spirituale;






— un adeguato sviluppo psicologico dell’allievo, che avrebbe anzitutto evitato la distorsione legata ad un apprendimento solo teorico, e gli avrebbe permesso di liberare costruttivamente la propria creatività e dinamicità. Infine, questo avrebbe avuto conseguenze positive sull’immagine che l’alunno avrebbe via via costruito di sé, dandogli un adeguato senso del limite, ma anche pemettendogli di prendere coscienza delle proprie possibilità concrete ed operative, quindi, di conseguire una equilibrata fiducia in sé stesso;






— un adeguato sviluppo intellettivo, in quanto il lavoro avrebbe dovuto essere insegnato non meccanicamente, ma scientificamente, ossia sempre spiegando il perché e il come di ogni processo operativo. Questo ovviamente avrebbe fatto si che l’alunno potesse mantenere viva e sveglia e attiva la sua mente, rafforzando la sua capacità di espressioni e creazioni autonome. Infine, l’apprendimento stesso sarebbe risultato più interessante e più piacevole.






— un adeguato sviluppo sociale. Prima di tutto, la centralità del lavoro manuale avrebbe recuperato la sua immagine sociale e la sua dignità, riscattando anche, di riflesso, quella delle classi sociali inferiori che venivano ritenute tali solo o principalmente perché si dedicavano a lavori "umilianti". Inoltre avrebbe fornito stimoli a collaborare e cooperare, infrangendo anche le barriere o i pregiudizi esistenti fra i lavoratori manuali e chi si dedicava unicamente al lavoro intellettuale. Il lavoro manuale infine era insegnato come strumento di emancipazione, che sarebbe cresciuta nella misura della maggior formazione degli individui, capaci di sfuggire — con l’autonomia lavorativa — allo sfruttamento ed all’oppressione sociali.






b) La centralità del lavoro manuale promuove l’istruzione in tutte le materie scolastiche. Gandhi ebbe modo di spiegare in ripetute occasioni che la sua proposta non intendeva scartare o tralasciare alcuna disciplina scolastica. Tutte le discipline, invece, avrebbero dovuto essere insegnate attraverso il lavoro manuale, o prendendo le mosse da una attività operativa. Questo era possibile, agli occhi di Gandhi, e per rispondere alle domande di chi gli chiedeva come, egli rispose prendendo spunto dall’attività della filatura, mostrando come ad essa avrebbero potuto collegarsi gli insegnamenti impartiti da diverse discipline scolastiche.






"Se non conosco l’aritmetica non so indicare quanti metri di filo ho prodotto con il fuso, o quanti giri farà in media [...] Per saper fare questo devo imparare i numeri, devo imparare l’addizione, la sottrazione, la moltiplicazione, la divisione. Affrontando le somme più complicate dovrò usare dei simboli, e così imparerò l’algebra... Prendiamo poi la geometria. Quale esempio ci può essere migliore del disco del fuso? Posso insegnare tutto sul cerchio in questo modo, senza nemmeno menzionare il nome di Euclide. Ancora ci si può chiedere come insegnerò la geografia e la storia con la filatura. Qualche tempo fa mi capitò fra le mani un libro intitolato Cotone. Storia dell’umanità. Mi entusiasmò, lo lessi come un romanzo. Cominciava con la storia dei tempi antichi, come e quando il cotone venne coltivato per la prima volta, gli stadi della sua diffusione, il suo commercio tra i vari paesi, ecc. Come nomino al bambino i differenti paesi, naturalmente gli dirò qualcosa della loro storia e della loro geografia. Sotto quale regno furono firmati nei vari periodi i diversi trattati commerciali? Perché alcuni paesi devono importare cotone e altri la stoffa? Perché ogni paese non può coltivarsi il cotone che gli serve? Ciò mi porterà all’economia e ai primi elementi dell’agricoltura [...] Così la filatura con il fuso mi porta a parlare della Compagnia delle Indie, cosa la portò qui, come ha distrutto al nostra industria della filatura, come il motivo economico che l’ha portata in India l’ha spinta in seguito ad avere aspirazioni politiche... Sono qui infinite le possibilità educative di questo nuovo schema [...] il limite è solo nell’energia e nella convinzione con cui si lavora".






In questo modo, pur evitando di assolutizzare questo metodo, e di ritenere che esso avrebbe potuto essere utilizzato universalmente e per qualsiasi materia, Gandhi affermò: "tutte le facoltà da sviluppare e l’addestramento da impartire siano per quanto possibile integralmente collegate alla principale attività artigianale". Si può quindi dire che secondo Gandhi ciò che non può essere collegato ad una attività manuale non deve essere abbandonato, "purché sia legato all’ambiente fisico o sociale del ragazzo, cioè sempre a qualcosa di vitale, tangibile e non libresco o accademico". Così il principio non può essere interpretato in maniera semplicistica, in quanto "è da evitare ogni ottuso e meccanico collegamento al lavoro manuale".






c) La centralità del lavoro manuale promuove l’apprendimento di una attività professionale, che può essere sfruttata per emancipare le comunità di villaggio. Le attività artigiane e manuali in cui gli alunni avrebbero dovuto addestrarsi si sarebbero dovute identificare in quelle tradizionalmente praticate nell’ambiente in cui sorgeva la scuola. Questo avrebbe contribuito fra l’altro a creare le condizioni positive per un recupero e ripristino di quelle attività professionali ed occupazioni artigianali nei villaggi. Così il progetto veniva a far parte del più vasto programma per l’emancipazione economico-sociale dei villaggi, e per la costruzione di un sistema economico più equo e giusto, nonché per il raggiungimento dello swaraj. Impartire l’istruzione attraverso le attività manuali dell’artigianato era una via privilegiata per una silenziosa rivoluzione sociale, che non poteva che avere un carattere nonviolento.






d) La centralità del lavoro manuale offre all’allievo l’opportunità di imparare un mestiere che gli garantisca l’autosufficienza economica, dando così piena realizzazione al principio secondo il quale l’istruzione non è altro che preparazione ad affrontare i problemi della vita, primo fra tutti quello della sussistenza personale. Questo obiettivo particolare si rivelava assai pertinente, se teniamo conto dei problemi dell’occupazione da cui era affetta la società indiana al tempo di questa proposta.






e) La centralità del lavoro manuale, infine, assicura alla scuola la possibilità di essere autosufficiente dal punto di vista economico. In un paese povero come l’India, a fatica lo stato avrebbe potuto provvedere a spese così sostenute come quelle di assicurare in ogni villaggio un centro scolastico. In questo modo la scuola di villaggio avrebbe potuto sopravvivere perché le lezioni sarebbero state pagate attraverso i prodotti del lavoro manuale realizzati insieme. Lo stato avrebbe gestito i prodotti delle scuole, e queste ne avrebbero garantito la qualità. Gandhi affermò chiaramente che questa sarebbe stata l’unica maniera per passare ad una scuola obbligatoria per tutti, in una situazione in cui il Viceré delle Indie non era ancora in grado di distogliere dai fondi del bilancio militare somme sufficienti per avviare una riforma dell’istruzione. Questo indica fra l’altro che la motivazione del progetto gandhiano non è estranea ad una attenta considerazione della situazione politica... In ogni caso, questa proposta venne discussa a fondo, anche dietro critiche più o meno aperte volte a sostenere che essa era priva di vero valore formativo. E Gandhi richiamava che la sua proposta era da leggere alla luce di un contesto più ampio, che era quello di un progetto complessivo di notevole spessore educativo, come era appunto il Programma Costruttivo. E richiamava l’antica tradizione dei sistema gurukula, quando gli studenti procuravano di che vivere per sé e per il proprio maestro mediante la loro attività manuale.






Si collegano al progetto dello Schema anche la scuola di Segaon, povero villaggio poco distante da Wardha in cui Gandhi si trasferì dopo l’esperienza del Sabarmati ashram, che fu un privilegiato terreno di sperimentazione del metodo educativo gandhiano; ed anche l’Hindustani Talimi Sang, costituitosi nel 1939, una commissione per la diffusione dell’istruzione in India, che ebbe fra l’altro il ruolo di collaborare con altre istituzioni che applicavano la basic education, onde sostenerle nella loro sperimentazione.











 











______________________________________________________________________________________________




postato da: interlinea alle ore 20:52 | Permalink | commenti
categoria: